VACANZE NEL SALENTO

– GALLIPOLI: MONOLOCALE PALAZZO BALSAMO 

– CAPILUNGO: MONOLOCALE PEPA 

– CAPILUNGO : VILLETTA TERESA

– COSA VEDERE NEL SALENTO

– “LE RICETTE DI NONNA ANNA”

vacanze - gallipoli

Il Salento, noto anche come penisola salentina e conosciuto come il tacco d’ Italia, coincide con la parte meridionale della Puglia. Si trova tra il mar Ionio e il mar Adriatico. Il nome Salento ha origini incerte. Secondo un leggenda deriva dal nome del Re Sale, un mitico re dei Messapi. Il nipote del Re Sale poi, avrebbe fondato Sybar (primo nome di Roca), Lyppiae (attuale Lecce) e Rudiae. Uno studio di Mario Cosmai lo farebbe derivare da “salum”, inteso come “terra circondata dal mare”: I Romani indicavano con Sallentini gli abitanti delle paludi acquitrinose intorno al Golfo di Taranto. Secondo Strabone, deriverebbe dal nome dei coloni cretesi c chiamati Salenti in quanto originari di Salenzia.

strutture del salentol Salento è caratterizzato da pittoreschi paesaggi rurali che presentano molti elementi caratteristici. La vegetazione conta circa 1500 specie ed è costituita per lo più da ulivi secolari. Tra le piante da frutto i fichi d’India, colorati e pungenti, che crescono spontaneamente sia nell’entroterra che lungo la costa.

La pietra è molto utilizzata per la realizzazione di muretti a secco e per la costruzione di Pajare, case in pietra tipiche salentine. Numerose sono le masserie fortificate risalenti per lo più al XVI, XVII e XVIII secolo. salento ulivi secolari

I paesi hanno un aspetto tipicamente mediterraneo e sono caratterizzati dal bianco intenso delle costruzioni che spiccano rispetto alla campagna, dominata dal colore rossiccio di un terreno con alta la presenza di ferro.

l mare crea dei paesaggi suggestivi: blu scuro se osservato dalle alte scogliere alte sul mar Adriatico, e verde smeraldo-celeste se osservato dalle spiagge sabbiose o dalle basse scogliere del mar Ionio.

tramonto - salento- gallipoliLungo le coste è possibile ammirare le antiche torri di avvistamento costruite nel corso dei secoli per difendersi dall’arrivo dei nemici.

Da non dimenticare il tramonto in riva al mare… un’esperienza magica, unica ed estremamente romantica.

 

 

Enogastronomia Salentina  

specialità alimentari del salento

La cucina salentina è una cucina povera per gli ingredienti usati, a partire dalla farina poco raffinate. Nel Salento si raccolgono numerosi tipi di verdure selvatiche: le cicorie selvatiche, il crespigno,  l’aspraggine, asparagi selvatici e senape selvatica. Lungo le coste crescono il finocchietto marino e la salicornie. E’ possibile trovare anche il rosmarino, l’origano, l’aglio e il mirto selvatici.

Altri prodotti: le lumache, il pesce azzurro, i ricci, i famosi Gamberi Rossi di Gallipoli e tutti i tipi di pesce e crostacei presenti. La tradizione prevede pochi piatti a base di carne perche i contadini non potevano permetterseli. In rare occazioni mangiavano le polpette o i polpettoni unendo la carne macinata con il pane raffermo. In questo modo aumentavano le quantità e potevano sfamare l’intera famiglia. 

I salentini sono molto tradizionalisti, ogni festa ha il proprio piatto.

cucina salentina

Nel periodo natalizio non possono mancare i dolci tradizionali:

Purceddhuzzi: Il dolce è composto da  palline fritte nell’olio o nello strutto, avvolte in miele caldo. Vengono poi decorati con pezzetti di  frutta candita, pinoli, granella di nocciole e pezzetti di cioccolato. La loro origine è incerta, pare che dolci simili siano stati portati dai greci ai tempi della Magna Grecia.

Ncarteddrate: Strisce di pasta dolce croccante fritta e intrecciate fino a formare una “rosa” , impregnate di miele o vincotto e ricoperte di confettini colorati. Nella tradizione cristiana rappresenterebbero l’aureola o le fasce che avvolsero il Bambin Gesù nella culla. Agli albori del Cristianesimo, queste frittelle rappresentavano dei doni alla Madonna per invocarne l’intervento sulla buona riuscita dei raccolti.

Mustazzoli:  Dolci e base di farina, zucchero, mandorle, limone, cannella, miele. A volte sono ricoperti da una leggera glassa a base di cioccolato. I mustazzoli hanno origini arabe e per questo  non sono lievitati. Era una tipica abitudine consumare questi dolci durante le feste sacre. 

l piatto tipico per la Festa del Papà è Ciceri e Tria. Si tratta di pasta fresca senza uova, in parte fritta in olio extravergine d’ oliva e parte lessata servite insieme ai ceci. 

Il dolce della festa è rappresentato dalle Zeppole di San Giuseppe. Quelle salentine vengono preparate con acqua, strutto, sale, farina, limone grattugiato e uova. fritte e passate nel miele o al forno, e decorate con crema pasticcera e crema al cioccolato.

La zeppola fa parte della pasticceria leccese ed è presente tutto l’anno, con una maggiore produzione nel periodo della festa di San Giuseppe.

Nel periodo pasquale, in cui è tradizione mangiare l’agnello, la popolazione consumava le interiora, cioè gli scarti dell’animale. Questi servivano alla preparazione di piatti che oggi sono diventati ricercatissimi per la loro bontà e l’equilibrio dei sapori. Proprio con le interiora dell’agnello si preparavano (e si preparano) i turcineḍḍi o gnommareḍḍi o mboti, che sono involtini dal sapore deciso e prelibato, cotti sulla brace. 

A Pasqua non può poi mancare l’Agnello di Pasta Reale, dolce di pasta di mandorle a forma di agnellino ripieno con la faldacchiera. Si tratta di una tradizione dolciaria che si fonde con quella religiosa. La pasta di mandorla, infatti, è uno dei tipici dolci salentini, diffusosi nei conventi femminili tra XVII e XVIII secolo. La forma di agnello fa riferimento alle tradizioni protocristiane in cui il Cristo era rappresentato come agnello sacrificale. 

Per i più piccoli non possono mancare  le Cuddhure di Pasqua: la Pupa e lu Caddhuzzu.  

E’ tra le tradizioni Pasquali più antiche del Sud d’Italia. Rappresenta la rinascita e l’abbondanza e si regala in segno augurale per essere consumata la domenica Santa. Anticamente, la religione cattolica, vietava di mangiare dolci durante il periodo di Quaresima. Finita l’astinenza dei 40 giorni si poteva festeggiare la rinascita di Cristo con dei dolci molto semplici e le uova simbolo a quei tempi di ricchezza. Le simpatiche forme, che prendono il nome di “Pupa” (bambolina) e “Caddhuzzu” (gallo), fatti di pasta frolla e decorati con nastrini colorati, originariamente venivano scambiati tra fidanzati in segno augurale. Con il passare del tempo sono diventati un regalo per i bambini, la Pupa per le femminucce e il Caddhuzzu per i maschietti. (Fonti: Wikipedia).